Niccolo Castiglioni


(17 Luglio 1932 — 07 Settembre 1996)

Leggendo di Niccolò Castiglioni capita sovente di imbattersi nelle impressioni di chi, conoscendolo di persona, vedeva in lui purezza e semplicità, sensibilità e serenità. Un adulto con il cuore di un fanciullo, interprete di sogni e un po’ naif. Nella sua musica la sua indole sembrava arricchirsi ulteriormente con una tecnica evoluta e sofisticata, un discorso straordinariamente vario e dallo stile inconfondibile.

Nato a Milano il 17 luglio 1932, Castiglioni compì i suoi studi musicali al Conservatorio “Giuseppe Verdi” con Giorgio Federico Ghedini, poi con Franco Margola, diplomandosi in pianoforte e in composizione nel 1953. In quel periodo a interessarlo erano l’arte, la natura, la montagna, oltre alle letture filosofiche, in particolare i libri di Eugenio Garin e i suoi studi sul platonismo medioevale.

Dopo aver coltivato negli anni del Conservatorio una forte passione per Stravinskij, orientò il suo interesse sulla dodecafonia e successivamente su posizioni post-weberniane. Ai corsi di Gulda, Zecchi e Blacher al Mozarteum di Salisburgo, erano infatti seguiti fra il 1958 e il 1965 i Ferienkurse für neue Musik di Darmstadt.

Con questa esperienza attraversò l’Espressionismo e lo Strutturalismo, per trovare poi l’originale espressione di sé in una concezione musicale che, senza escludere il ricorso al sistema tonale, si caratterizza per la ricercatezza timbrica e la predilezione per le piccole forme libere. In questo senso uno dei lavori più rappresentativi della sua evoluzione musicale è Inverno in-ver (1973, rev. 1978), raccolta di undici poesie per piccola orchestra, dove il titolo dell’ultimo movimento “Il rumore non fa bene. Il bene non fa rumore” riassume perfettamente la sua poetica della purezza e luminosità. Tra le composizioni più significative sono inoltre da ricordare Morceaux lyriques per oboe e orchestra (1982), Geistliches Lied per soprano e orchestra (1983), Hymne per 12 voci (1988-89) e Momenti musicali per sette strumenti (1991).

A parte una breve parentesi concertistica come pianista negli anni Cinquanta, Castiglioni si dedicò esclusivamente alla composizione e all’insegnamento. Dal 1966 al 1970 soggiornò negli Stati Uniti dove insegnò contrappunto alla Rockefeller Foundation di Buffalo e composizione come visiting professor nelle università di Washington (Seattle), Michigan (Ann Arbor) e California (San Diego).
Dal suo rientro in Italia fino alla morte, insegnò al Conservatorio di Milano e visse tra la sua città e Bressanone, nell’Alto Adige. È morto a Milano il 7 settembre 1996.