Goffredo Petrassi


(16 Luglio 1904 — 03 Marzo 2003)

Goffredo Petrassi è nato a Zagarolo in provincia di Roma il 16 luglio 1904. Trasferitosi nel 1911 a Roma con la famiglia, ebbe modo di muovere i primi passi in campo musicale come voce bianca nella Schola cantorum della Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma, un’esperienza che darà alla sua attività, come ricordava lo stesso Petrassi, “un impulso determinante”. Nel 1928 fu ammesso al Conservatorio di Santa Cecilia, dove proseguì la sua formazione. Ancora giovanissimo, nel 1936, venne nominato Accademico di Santa Cecilia e cominciò a ricoprire cariche di prestigio. Dal 1937 al 1940 fu nominato Sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia, incarico che prevedeva anche l’organizzazione del Festival internazionale di musica contemporanea della Biennale, dove furono invitati tra gli altri Bartók, Hindemith e Honegger.

Il nome di Petrassi divenne noto nel 1932 quando Partita per orchestra ottenne un grande consenso di critica e pubblico. Il lavoro vinse quell’anno la Rassegna di musica contemporanea del Sindacato Nazionale Musicisti e venne scelta nel 1933 dalla Società Internazionale di Musica Contemporanea (SIMC) sia per il festival di Amsterdam, sia per quello di Praga nel 1935 (in entrambe le occasioni fu diretta da Alfredo Casella). In questa composizione Petrassi si rifaceva idealmente al modello delle antiche danze italiane. Un’analoga ispirazione si ritrova in Introduzione e Allegro per violino concertante e undici strumenti (1933), altro brano premiato dalla SIMC, dove l’adesione al neoclassicismo ha però tratti più moderni espressi tramite allusioni alla musica jazz e a una più marcata asprezza timbrica. Questi e ad altri lavori orchestrali degli anni Trenta, come Ouverture da concerto per orchestra (1931) e il primo Concerto per orchestra (1933-34), risentono l’influenza di Paul Hindemith e Igor Stravinskij. In particolare la Sinfonia di salmi di quest’ultimo lasciò un segno indelebile nella musica di Petrassi. Le sue prime composizioni sinfonico-corali sacre, come il Salmo IX per coro, ottoni, archi, percussioni e due pianoforti (1934-36) e il Magnificat per soprano leggero, coro e orchestra (1939-40), mostrano però anche riferimenti alla tradizione polifonica barocca sviluppatasi nelle Basiliche romane. Il senso del sacro si manifesta in una ritualità luminosa e solenne, con ampie architetture polifoniche realizzate attraverso un linguaggio moderno: ritmi incisivi, sonorità asciutte e la frammentazione del discorso musicale in brevi sezioni.

Negli anni Quaranta, grazie anche all’esperienza maturata al Teatro La Fenice, Petrassi si rivolge al teatro musicale. Nascono così i balletti La follia d'Orlando (1942-43) e Il Ritratto di Don Chisciotte (1945), entrambi in collaborazione con il coreografo Aurelio Milloss. Poi è la volta dell’opera con due atti unici di successo: Il cordovano (1944-48), tratto da un entremes di Cervantes dal titolo Il vecchio geloso tradotto da Eugenio Montale, e Morte dell'aria (1949-50) su libretto di Toti Scialoja.

Negli anni Cinquanta si colloca invece la maggior parte dei Concerti per orchestra (n. 2, 3, 4, 5, 6 rispettivamente del 1951, 1952-53, 1954, 1955, 1956-57), diversi per forma e per organico. Questi lavori rappresentano un prezioso laboratorio di ricerca. I più svariati processi compositivi, dall’atematismo alla tecnica seriale, dalla variazione continua alla flessibilità metrica, vengono messi al servizio di una straordinaria espressività musicale. La ricerca dei Concerti prosegue poi nel decennio successivo con il n. 7 del 1964 e il n.8 del 1970-72, commissionato dalla Chicago Symphony Orchestra e dedicato a Carlo Maria Giulini, che lo ha diretto per la prima volta.

Nella produzione di Petrassi l’ispirazione religiosa ha trovato una continua espressione, specie nell’ultima fase. Ricordiamo la cantata Noche oscura (1950-51) per coro e orchestra, sul poema di San Giovanni della Croce e Propos d'Alain per baritono e dodici esecutori (1960) che prende spunto da uno dei Propos sur le Christianisme di Alain (Émile-Auguste Chartier). Negli ultimi anni di attività Petrassi stava anche pensando a una Messa, di cui ha lasciato il Kyrie (1986), l’ultimo suo lavoro terminato, e l’inizio del Gloria, rimasto incompiuto.