Giovan Battista Pergolesi


(04 Gennaio 1710 — 17 Marzo 1736)

Giovanni Battista Draghi, detto Pergolesi nacque a Jesi, in provincia di Ancona il 4 gennaio del 1710. Compì i primi studi di organo e violino nella città natale, e all'età di quindici anni, fu ammesso al Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli, dove studiò con Francesco Durante e Gaetano Greco.
Violinista talentuoso, Pergolesi fu nominato nel 1729 capo paranza (il moderno primo violino) dell'orchestra del Conservatorio di Napoli.
Si diplomò nel 1731 con l'oratorio La conversione e morte di San Guglielmo. Tra il 1731 e il 1732 il giovane compositore scrisse l’opera Salustia su commisione del Teatro San Bartolomeo di Napoli, che la allestì nel gennaio del 1732. Le pretese dell’anziano cantante Nicolò Grimaldi e del suo successore Gioacchino Conti, costrinsero Pergolesi a rimaneggiare più volte molte parti dell’opera, inficiando l’esito di questo suo primo rilevante lavoro.
Il primo grande successo il compositore lo ottenne con l’opera successiva, Lo frate ‘nnamorato, commedia in italiano e napoletano su libretto di Gennaro Antonio Federico, allestita per la prima volta al Teatro dei Fiorentiti nel settembre 1732.
In seguito a questo successo, nel novembre del 1732 Pergolesi ottenne l'incarico di organista presso la Cappella Reale. Questo momento propizio venne però funestato dai maremoti che colpirono Napoli sul finire dell’anno, che comportarono la sospensione della stagione musicale in segno di lutto.
Pergolesi dovette dunque attendere l’agosto dell’anno seguente per veder rappresentata la sua nuova opera, Il Prigionier Superbo, su libretto attribuito a Gennaro Antonio Federico. Durante i due intervalli di quest’opera furono eseguiti i due atti de La serva padrona, intermezzo buffo che riscosse un successo clamoroso per la sua libertà formale, svincolata da modelli e tradizioni, ed il soggetto allegro e malizioso.
Nel 1734 andò in scena Adriano in Siria, dramma in tre atti su libretto di Pietro Metastasio, commissionatogli per le celebrazioni del compleanno della regina Elisabetta Farnese, allestito al Teatro San Bartolomeo. A quest'opera venne abbinato l'altro celebre intermezzo buffo, Livietta e Tracollo, anch'esso destinato a superare per fama l'opera principale, come nel caso de La serva padrona.
Nel febbraio dello stesso anno Pergolesi fu nominato maestro di Cappella sostituto dalla «Fedelissima Città di Napoli», posizione prestigiosa che gli consentiva di aspirare alla successione del titolare Domenico Sarro.
Nell’anno più intenso della sua carriera, il 1734, il successo della ripresa di Lo frate ‘nnamorato superò quello dell'allestimento originario, diventando l'attrazione principale del carnevale partenopeo e permettendo all'autore di allargare la propria popolarità al di là dei confini della città di Napoli.
Ancora in quell’anno Pergolesi è a Roma, al seguito dei suoi mecenati, le famiglie Maddaloni e Colonna, che vi si erano rifugiate dopo la presa di Napoli da parte di Carlo di Borbone. A Roma il compositore scrive la Messa in Fa per sei voci e coro, nota come Missa Romana, e, nel 1735, ha modo di rappresentare L’Olimpiade, dramma in tre atti di Pietro Metastasio, opera che Stendhal considerava la più riuscita fra quelle scritte su questo fortunato dramma di Metastasio.
Il progresso della tubercolosi costrinse Pergolesi a rientrare a Napoli, dove rappresentò il Flaminio, su libretto di Gennaro Antonio Federico, dramma che coniuga parti dialettali, arie serie e momenti comici a seconda del personaggio o della situazione.
Ritiratosi al convento dei cappuccini di Pozzuoli, negli ultimi mesi di vita scrisse Salve Regina e lo Stabat Mater per soprano, contralto e orchestra d'archi.
Morì il 17 marzo 1736.