Armando Gentilucci


(08 Ottobre 1939 — 12 Novembre 1989)

Armando Gentilucci nacque a Lecce nel 1939 da una famiglia di musicisti. Compì i suoi studi musicali al conservatorio di Milano sotto la guida di Franco Donatoni e Bruno Bettinelli, diplomandosi in composizione, musica corale, pianoforte e direzione d'orchestra.
Intraprese l’attività didattica presso i conservatori di Bolzano e Milano e contemporaneamente iniziò a scrivere musica in linea con le avanguardistiche sperimentazioni di Bruno Maderna e Luigi Nono.
Nel 1969 assunse la direzione dell'Istituto Musicale "Achille Peri" di Reggio Emilia, che sotto la sua guida divenne in breve tempo un’istituzione-pilota nel campo della didattica musicale. L'originalità del suo approccio consisteva nel coniugare lo studio accademico con la promozione di attività di studio ed approfondimento delle tematiche culturali musicali contemporanee.
L'Istituto strinse dunque proficue collaborazioni con le istituzioni culturali del Comune di Reggio Emilia e con altri interlocutori, dando vita ad un'intensa stagione di iniziative culturali finalizzate alla diffusione della musica contemporanea verso il pubblico di massa. Di queste iniziative, che presero l'avvio sotto l'etichetta-programma Musica/Realtà, furono promotori, accanto a Gentilucci, Luigi Pestalozza, Claudio Abbado, Maurizio Pollini e Luigi Nono.
Nel frattempo il compositore stava elaborando un saggio teorico sui linguaggi dell’avanguardia musicale di quegli anni, che si concretizzò nel volume Oltre l'avanguardia: un invito al molteplice del 1980.
Le sue composizioni hanno ricevuto riconoscimenti in importanti rassegne internazionali come le Serate musicali fiorentine nel 1962, il Ricordi-Rai nel 1968, le Biennali di Venezia e Berlino, l'Holland Festival e alcuni festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea, dove nel 1979, fu premiato a Tel Aviv.
Nel 1980 un suo brano, Il tempo sullo sfondo, è stato rappresentato in forma di balletto alla Piccola Scala; in questo pezzo appare definita la sua teoria dei “campi armonici”, per la quale un contesto armonico si delinea affidando un intervallo o una serie di questi ad un’ampia varietà di registri dell’orchestra, senza particolari vincoli di concatenazione degli accordi, ma nella prospettiva di una chiara indagine del suono.
Fra le composizioni più significative della sua produzione si annoverano i titoli Figure, Sequenze per orchestra, Diacronie, Diagramma per clarinetto, violino e pianoforte, Strofe di Ungaretti, Siamo prossimi al risveglio, Le clessidre di Dürer per 4 strumenti, Studi per un Dies Irae per orchestra ed un lavoro per violino e nastro magnetico dal titolo Come qualcosa palpita nel fondo.
Tuttavia il suo lavoro più impegnato non è ancora stato rappresentato: l’opera Moby Dick (1986-88), su libretto dell’autore da Melville, dove le tematiche di sospensione temporale e dei campi armonici già affrontate in Il tempo sullo sfondo e Le clessidre di Dürer (1985) vengono espresse in modo decisivo nella definizione dei personaggi e dell’ambientazione drammaturgica, dove il mare diventa allegoria della psiche e pretesto figurativo dell’espressione musicale dei campi armonici.
Dal 1970 tutte le sue musiche sono state pubblicate presso Ricordi, dove egli svolse per lungo tempo l’attività di consulente.
In campo editoriale ebbero particolare fortuna le sue Guida all'ascolto della musica contemporanea (Feltrinelli, 1969), e Introduzione alla musica elettronica (Feltrinelli, 1972).
Morì prematuramente a Milano nel novembre 1989.