Antonio Vivaldi


(04 Marzo 1678 — 28 Luglio 1741)

Iniziato alla musica dal padre Giovanni Battista, violinista in San Marco a Venezia, Antonio Vivaldi dimostrò precocemente il suo talento musicale. Di salute cagionevole a causa di una particolare forma di asma, fu iniziato alla carriera ecclesiastica all’età di dieci anni, secondo il voto della madre, in omaggio a Dio per la sopravvivenza del figlio.
Nel Natale del 1696 Vivaldi ottenne l’impiego di violinista soprannumerario in San Marco, incarico da cui prese avvio ufficialmente la sua carriera di strumentista. Nominato sacerdote nel 1703 fu presto dispensato dal dire messa a causa della sua debole salute; nel medesimo anno il Pio Ospedale della Pietà gli conferì la nomina di maestro di violino, incarico che detenne fino al 1720.
Nel 1705 pubblica l’Opus 1, una raccolta di 12 Sonate a tre dedicata al nobile veneto Annibale Gambara. Una seconda raccolta di 12 Sonate per violino e basso continuo esce nel 1708 e nel 1711 ad Amsterdam, presso Etienne Roger, pubblica L’estro armonico, raccolta di 12 concerti per uno, due e quattro violini e archi che ebbe risonanza in tutta Europa. Nello stesso anno è a Brescia col padre dove esegue il suo Stabat Mater, commissione della Congregazione dell’oratorio San Filippo Neri. Segue, nel 1714, La stravaganza op.4, raccolta di concerti per violino solo e archi e, nel 1715 la Serenata a 3 RV 690.
Già dal 1705, con Creso tolto alle fiamme, Vivaldi si era confrontato col teatro d’opera, il più apprezzato e redditizio genere musicale della Venezia dell’epoca; in questi anni nascono dunque molti lavori operistici fra cui Ottone in villa (1713), Orlando finto pazzo (1714), L’incoronazione di Dario (1717) oltre ai due oratori commissionati dalla Pietà, Moyses Deus Pharaonis (perduto) e il famoso Juditha triumphans. Nel 1718 Vivaldi si trasferì a Mantova per ricoprire il prestigioso incarico di maestro di cappella da camera alla corte del principe Filippo d’Assia-Darmstadt. Tra il 1719 e il ’21 scrisse le opere Il teuzzone, Tito Manlio e La verità in cimento per la corte mantovana. Dopo un soggiorno a Roma su invito di papa Benedetto XIII, nel 1725 tornò a Venezia dove scrisse la sua più nota raccolta strumentale: Il cimento dell’armonia e dell’invenzione Opus 8, pubblicata ad Amsterdam nello stesso anno presso Michel-Charles Le Cène, succeduto a Estienne Roger. Sempre del 1725 è la serenata Gloria e imeneo. In questo periodo la carriera compositiva di Vivaldi conosce il suo apogeo anche grazie alle numerose commissioni che gli giungevano dalle maggiori famiglie nobiliari di tutta Europa. Alcuni lavori di questi anni sono: la raccolta strumentale La cetra Opus 9, la serenata La senna festeggiante (1726), le opere Giustino (Roma 1724), L'Atenaide (Firenze 1728), La fida ninfa (Verona 1732), Bajazet (Verona 1735), Griselda (Venezia 1735).
Su invito di Carlo VI, nell’ottobre del 1740 si trasferisce a Vienna, nella speranza di ottenere un incarico stabile a corte. Purtroppo, la morte dell’imperatore, avvenuta dopo il suo arrivo nella capitale, e la fuga della figlia Maria Teresa d’Austria, lasciò Vivaldi solo e senza redditi, tanto da costringerlo a svendere i propri manoscritti. Morì nell’appartamento della vedova Maria Agate Wahlerin il 28 luglio 1741.