La traviata (édition spéciale)

Melodramma in 3 atti (Parigi e sue vicinanze nel 1700 circa).

È noto come la prima di Traviata fu un fiasco. Convinto del valore dell’opera, Verdi decise di confrontarsi ancora con il pubblico di Venezia, al Teatro San Benedetto il maggio dell’anno seguente, e per l’occasione fece alcune modifiche alla partitura. Così il compositore commentava il favorevole riscontro di questa ripresa, con una sottile illazione nei confronti dell’attendibilità della critica:

Tutto quello che esisteva per la Fenice esiste ora pel S. Benedetto. Allora fece fiasco: ora fa furore: Concludete voi !!

In realtà cambiamenti tra le due versioni furono apportati e anche piuttosto sostanziali. A documentazione di queste modifiche, l’edizione critica contiene una voluminosa Appendice relativa ai brani cambiati tra la versione del ’53 e del ’54: nell’Atto II la Scena e Duetto Violetta-Germont, la Scena Violetta e Aria Germont e il Finale Secondo; nell’atto III il Duetto Violetta-Alfredo e il Finale Ultimo.

Oltre alla rivisitazione dell’intera partitura secondo la lezione autografa e all’esame completo degli schizzi, mai approfonditamente studiati prima d’ora, l’edizione critica affronta e discute, all’interno dell’Introduzione storica, il problema dei tagli e delle aggiunte operati al testo musicale dall’Ottocento a oggi. Alcune fonti dell’Ottocento infatti testimoniano di una tradizione interpretativa che contemplava il taglio di molti passi, comprese frasi memorabili dei protagonisti. Ma la tradizione ottocentesca non si limitava ai tagli; essa comprendeva anche aggiunte, come per esempio un divertissement danzato inserito nel Finale II, dopo il Coro di mattatori spagnoli.

In epoca moderna la pratica degli inserti è stata completamente abbandonata; al contrario, nonostante la tendenza recente alle esecuzioni integrali, la tradizione esecutiva del nostro secolo continua a prevedere vari tipi di tagli. Questo aspetto, di immediato interesse innanzitutto per gli interpreti nonché per gli studiosi, viene discusso e approfondito dal curatore dell’edizione che inquadra il problema partendo da ponderate considerazioni riguardanti la storia della ricezione e la studio delle funzioni strutturali delle sezioni tradizionalmente amputate.

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Fabrizio Della Seta è professore ordinario presso la Facoltà di Musicologia dell’Università degli Studi Pavia. Dal febbraio 2001 è coordinatore del Dottorato di ricerca in Musicologia e Scienze filologiche. Nella primavera del 2009 è stato professore in visita presso il Department of Music della University of Chicago. È codirettore dell’Edizione critica delle opere di Vincenzo Bellini (Milano, Ricordi) e collabora alle attività scientifiche ed editoriali dell’Istituto nazionale di studi verdiani di Parma. Fin dalla fondazione fa parte del comitato direttivo de «Il saggiatore musicale». Dirige la serie “Il pensiero musicale” nella collana “Studi superiori” dell’editore Carocci, Roma. È stato presidente dell’Associazione fra Docenti Universitari Italiani di Musica (ADUIM) per i trienni 2000-2002 e 2003-2005 e del Comitato nazionale per le celebrazioni belliniane del 2001.

Fabrizio Della Seta è inoltre il curatore di:

Gioachino Rossini

Vincenzo Bellini

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Ulteriori informazioni sull'opera

Compositeur

Giuseppe Verdi

Éditeur

  • Ricordi Milano

Référence

  • (1 vol. e commento critico in it. o in ingl.) (136180)

Choeur

  • uomini donne

Instruments

  • 2 (II anche Ott.).2.2.2. / 4.2.3.Cmbs. / Tp. C. Trg. A. / Archi

Genre

  • Œuvres scéniques

Scènes

  • 4 cambi e 4 ambientazioni.

Livret

Piave F.M.

Note sur création

Venezia 06/03/53

Notes

  • Edizione critica a cura di F. Della Seta The University of Chicago Press e Casa Ricordi.

Note du livret

  • English translation by J. Machlis.

Location

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Location en ligne : www.zinfonia.com

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